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19dicembre

C’era una volta…specie umana, evoluzione genetica e wellness.

C’era una volta, milioni di anni fa,  la specie umana in cui l’espressione dei valori ematici di colesterolo, sia maschili che femminili e la distribuzione del grasso cutaneo, nelle femmine,  presentavano un grado di entropia espressiva elevatissimo.

Erano, quelli, tempi in cui la vita media degli individui era veramente di breve durata (intorno ai venti anni), oltre che per le condizioni ambientali di elevato pericolo, soprattutto per l’estrema difficoltà  a procurarsi il cibo. Per questi motivi  la specie umana contava solo poche centinaia di migliaia di individui, ma ad un certo punto dell’evoluzione darwiniana entrò in gioco prepotentemente la selezione naturale per garantire la sopravvivenza della specie.

Gli individui, sia di sesso maschile che femminile, che presentavano valori di colesterolo totale ematico basso lentamente ma inesorabilmente si sono nella quasi totalità estinti, come pure si sono estinte maggiormente le donne di aspetto androgino, ovvero con minore espressione di grasso cutaneo a livello delle natiche e delle cosce.

Questi due aspetti che ai giorni nostri sarebbero stati premiati con un allungamento della vita media, a quei tempi invece si rivelarono controproducenti e la sopravvivenza nel lungo periodo della nostra specie è stata garantita quasi esclusivamente dagli individui con valori di colesterolemia medio-elevati, in quanto solo costoro erano in grado di procurarsi quotidianamente un po’ di cibo, inseguendo qualche preda per lunghi tragitti, per molto tempo e ad elevata velocità, lottando strenuamente per ucciderla.

Tutto ciò era possibile solo perché ad elevati livelli di colesterolo nel sangue corrispondeva anche una disponibilità  energetica maggiore (concomitanza di maggiori depositi di adipe cutaneo) per poter sopportare l’elevato lavoro fisico necessario a garantire la loro sopravvivenza. Nelle femmine questo tipo di selezione si è maggiormente estrinsecato e si è ulteriormente combinato con il fenotipo prevalente che presentava maggiori depositi di grasso cutaneo a livello delle cosce e delle natiche.

Ovvero sono sopravvissute quasi esclusivamente le femmine con valori di colesterolo nel sangue medio-elevati e aspetto tipico femminile della odierna specie umana, in cui il grasso rispetto ai maschi è maggiormente rappresentato nelle tipiche sedi femminili: natiche e cosce. La selezione naturale darwiniana ha espresso maggiormente questo tipo di femmina, in quanto era il più idoneo a superare i periodi di scarsezza di cibo e soprattutto a garantire l’allattamento dei piccoli grazie ai ricchi depositi  energetici boteriani  della metà inferiore del corpo.

Oggi le condizioni si sono completamente invertite: non occorre più alcuna fatica per procurarsi cibo e quindi disponiamo di abbondantissime scorte a costo energetico zero. La selezione genetica naturale però è già avvenuta e accanirsi solo farmacologicamente contro i livelli medio elevati di colesterolo ematico rappresenta un errore metodologico, se non giustificato da condizioni di rischio cardiovascolare grave. Perché è vero che il colesterolo è un fattore di rischio pericoloso e va combattuto, ma è ancor più vero che nella maggioranza dei casi è solo un grave indice di scorretto stile di vita.

Ovvero ci dobbiamo innanzitutto rieducare dal punto di vista comportamentale e gestire non soltanto la questione bioematica del colesterolo elevato ma anche quella del sovrappeso e dell’obesità dilaganti con la necessaria, ma equilibrata, riduzione degli introiti calorici (dieta qualitativa di tipo prevalente mediterraneo), e soprattutto alle donne dobbiamo segnalare fermamente il grave pericolo che corrono nell’inseguire sempre più ostinatamente l’ideale archetipo della donna picassiana (senza grasso nelle natiche e nelle cosce e con un collo magrissimo e lunghissimo) rappresentato dalla  dilagante e spesso mortale anoressia mentale.

Infine tutte queste considerazioni sono state utilissime al nostro time per mettere a punto i  sistemi statistici integrati di valutazione funzionale riguardanti il grado di forma fisica, inteso come stato di benessere (Wellness) ed il calcolo dell’età biologica (Bioage).

Diamo per scontato che il colesterolo deve restare nei limiti di sicurezza, ma per favorire la diffusione più ampia delle problematiche in questione e per guadagnare il massimo coinvolgimento delle persone nell’acquisizione e nel mantenimento del corretto stile di vita, soprattutto nell’ottica prevalente di utilizzo di questi sistemi di valutazione come veloci screening di massa, non abbiamo inserito volutamente alcuna determinazione bioematica di laboratorio, raccomandata però vivamente al semplice dubbio di rischio cardiovascolare e metabolico medio-elevato.

Scritto da MED4FIT Staff  Il 19 Dic 
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